lunedì 12 marzo 2012

Intervista - Hans Georg Brecklinghaus

Oggi incontriamo Hans Georg Brecklinghaus (Advanced Certified Rolfer / Rolfing Movement). Brecklinghaus ha scritto differenti libri, in particolare mi sento di suggerire "The Human Beings are awoken, You have set them upright".

Info e contatti:

hgbreck@online.de
http://www.rolfing-praxis.de/






Può dirci qualcosa di Lei e della sua vita?
Ormai ho 61 anni, pratico Rolfing e Rolf Movement in Germania (Friburgo e Karlsruhe). Il Rolfing è il mio mestiere e la mia passione. Nel corso degli anni ho assistito più di 2000 persone e ancora oggi questo lavoro non risulta noioso, creando sempre nuove domande e modellando nuove risposte sempre in modi diversi. Ogni cliente che entra nel mio studio mi incuriosisce e mi sfida positivamente, in un modo o nell'altro. Inoltre questo lavoro ha aperto diverse nuove vie di interesse personale, come la cultura dell'Antico Egitto e dell’ utilizzo del corpo nel teatro. Prima, nei decenni di formazione Rolfing, ho lavorato alcuni anni come assistente sociale. Ma una volta ricevuti i trattamenti di Rolfing come cliente ho instintivamente capito che questo è ciò che avrei voluto imparare e praticare per il resto della mia vita. Così ho fatto e tale decisione sembra tutt’ora vera.

Quando hai iniziato con il Rolfing?
Ho iniziato a praticare Rolfing nel 1983.

Chi erano i tuoi insegnanti in passato?
I miei insegnanti di Rolfing sono stati la prima generazione di insegnanti che hanno imparato da Dr. Ida Rolf: Michael Salveson, Peter Melchior e Jan Sultan. Più tardi mi sono allenato nel Rolfing Movement con Hubert Godard (insegnante di Rolfing Movement Rolf-Movimento per la danza e professore alla Sorbona / Parigi). Inoltre ho imparato la Terapia craniosacrale (Upledger-Institute) e osteopatia viscerale (Barral-Institute). Per alcuni anni sono stato un allievo di Carlos Repetto (teatro del gesto e linguaggio del corpo).

E ora?
Attualmente studio e imparo da altri praticanti esperti mediante uno interscambio reciproco.

Provi a spiegare l'essenza principale del suo sistema. Ci dica qualcosa circa la gravità e le Fasciae.
Anche se il focus del Rolfing è il corpo fisico, con le persone/clienti mi occupo anche dell’ anima e dello spirito. Questo è il mio atteggiamento interiore. Il mio lavoro si propone come metodo ottimale per l’ottimizzazione del movimento delle persone, ovunque si trovino nel corso della loro vita e qualsiasi siano i loro obiettivi personali. Le questioni fondamentali da affrontare per il movimento ottimale sono la matrice fasciale del corpo (l'organo della struttura del corpo umano – tessuto connettivo), la gravità (lo sfondo invisible, ma sempre presente per la postura e il movimento), lo spazio in cui ci stiamo muovendo (lo spazio materiale e lo spazio sociale / psicologico, in cui riceviamo impressioni ed in cui ci esprimiamo) e la biografia/esperienza personale che è unica di ogni persona (biografia del corpo-anima-spirito come unità).

Ci parli di Tensegrità e dei suoi principi.
Il pensiero ufficiale scientifico parte dal presupposto che l'allineamento verticale del corpo si ottiene tramite le unità solide (le ossa dello scheletro), le quali tengono i segmenti corporei in “sede”. I muscoli essendo collegati/attaccati alle ossa le muovono in relazione l'una all'altra. Così, in questo modello gli elementi solidi sono responsabili per l'allineamento delle varie parti del corpo. Gli elementi tensionali sono importanti solo ed esclusivamente per il movimento. Se si dà un'occhiata all’ architettura, questo modello è simile a quello utilizzato per ponti o per edifici costruiti con pietre. Nel campo della Integrazione Strutturale stiamo lavorando con l'idea che l'allineamento strutturale del corpo si ottiene mediante "tensegrità". Tensegrità significa che vi è una combinazione di elementi solidi di pressione (ossa) e di elementi flessibili (miofascia). In questo pensiero gli elementi flessibili mantengono gli elementi solidi in posizione, definendo la relazione spaziale tra le ossa. È possibile confrontare questo modello con l'architettura di una tenda, dove le estremità sono mantenute solide/fisse in sede da un adeguato arco del piano. Un esempio famoso nel campo dell'architettura è lo Stadio Olimpico di Monaco di Baviera (Germania). Buckminster Fuller è stato un famoso architetto, che ha creato diversi oggetti in questo modo. E 'ovvio che il concetto di tensegrità apre diverse possibilità per cambiare la struttura del corpo rispetto ai soliti approcci più diffusi e conosciuti ad oggi.

Cosa ne pensa delle metodologie di allenamento "classiche" come lo stretching, body building, corsa, ecc ..
Lo stretching va bene se eseguito nella maniera più appropriata. Per quanto riguarda la corsa può essere utile per le persone con ossa lunghe e aventi un buon funzionamento del metabolismo. Le persone con ossa compatte/corte sono a rischio di venire compresse a causa dei movimenti ripetuti dovuti all' azione della corsa. Per quanto riguarda il body building, il Rolfing ha un punto di vista un po differente. Dr. Ida Rolf era contraria al body building e alla metodologia classica di sviluppo della forza/resistenza muscolare; e io sono d'accordo con lei. La forza del corpo non è tanto una questione di forza muscolare, ma quanto dell'equilibrio tra le parti del corpo e tra gli strati di tessuto connettivo. E’ un problema di coordinamento e di adattamento “creativo” alla forza di gravità. Inoltre l'esperienza dimostra che le persone che svolgono i loro allenamenti con i pesi, e che si allenano sfruttando i loro modelli di movimento abituali, subiscono un peggioramento in termini strutturali (peggiorando quindi la loro struttura del corpo). Mediante la forza muscolare probabilmente è possibile coprire gli svantaggi di una struttura carente, ma solo per un periodo di tempo “limitato”; ad ogni modo molto probabilmente è un lavoro che non risolverà i problemi di natura strutturale. Invece di guadagnare in lunghezza durante il movimento, il corpo e le sue articolazioni saranno compresse, il corpo si irrigidisce e diventa meno elastico. Una nota di chiusura: quando ci muoviamo, non solo usiamo l'intelligenza del nostro sistema nervoso, ma lo stiamo alimentando contemporaneamente con delle “informazioni”. Si tratta di un ciclo continuo di “feedback”. I movimenti stupidi di allenamento con macchine e pesi alimentano il sistema nervoso con informazioni stupide e repetitive: non ci insegnaranno nulla di nuovo in termini di movimento. Al contrario discipline come yoga, tai chi, ecc... consentono di “nutrire” il sistema nervoso in maniera più intelligente. E’ un qualcosa che può essere appreso e sempre migliorato, inoltre gli schemi di movimento possono essere ottimizzati lavorando anche su di essi.

Ci dica quali benefici potrebbe trarre un artista marziale attraverso il Rolfing.
Oltre ai vantaggi, che sono validi per tutti gli esseri umani, vantaggi speciali per gli artisti marziali potrebbero essere il miglioramento della struttura del corpo personale come la matrice personale in cui egli / ella esegue l'arte marziale più efficacemente, efficientemente e con grazia. Io non sono un maestro di arti marziali, ma la mia esperienza di lavoro con gli artisti marziali mi dice che Rolfing può migliorare la fluidità, la stabilità e la coordinazione dei movimenti. Inoltre il Rolfing riduce al minimo il pericolo di degenerazione articolare e di incidenti.

Sono rimasto colpito dalle sue teorie circa l’uso del corpo nell' Antico Egitto. Ci può spiegare meglio i temi principali della sua ricerca?
All'inizio dei miei dieci anni di ricerca notai come gli antichi artisti Egizi presentavano il corpo umano in un modo molto ben integrato con la gorza di gravità. Non solo per quanto riguarda la struttura del corpo (soprattutto visibile dall’ osservazione delle statue) ma anche quando mostravano/raffiguravano un movimento. La domanda che mi chiedevo era: questo modo di dipingere e scolpire l'essere umano era solo accidentale, era governato da esigenze artigianali o la ragione derivava da altre motivazioni? Per rispondere a questa domanda mi trovai davanti ad una vasta gamma di argomenti e ho dovuto immergermi nella storia dell'arte in generale e nella storia egiziana (medicina, arte, religione, sport ecc.) in particolare. Ho scoperto che il concetto spirituale su cui si basava la natura dell’essere umano per gli antichi Egizi era la chiave più importante per rispondere alla mia domanda iniziale. Potrei dimostrarlo ponendoci le stesse domande per l'Era della Grecia antica, dove ho potuto notare come questo concetto (su cui si basava la natura dell'essere umano) è cambiato in funzione di come veniva rappresentato il corpo umano in movimento (e non) in ambito artistico. Mi sarebbe piaciuto seguire queste tracce anche in altri periodi/Ere della storia umana, ma non c'è tempo nella mia vita per approfondire tutti questi argomenti così come ho fatto nel caso della culura Egizia e Greca. Ho cercato anche di scoprire come attualmente l’ umanità potrebbe imparare qualcosa dagli Antichi Egizi sia in termini filosofici che in termini di qualità del movimento. Penso che questo sia valido da un punto di vista spirituale che (e soprattutto) per il modo di esprimerci durante la nostra vita. In ralazione all’arte moderna penso che la nostra società in generale e nell’arte in particolare sia fortunatamente non governata da preconcetti in termini di visione del mondo, ma dall' individuo con il suo bagaglio di coscienza/esperienza personale.

Come qualcuno può diventare un Praticante nella vostra associazione? Quante ore alla settimana dovrebbe allenarsi un allievo a crescere in modo serio?
Ci sono alcune precondizioni che devono essere soddisfatte, ad esempio, aver ricevuto le dieci sedute Rolfing di base e di avere sufficienti conoscenze nel campo dell'anatomia e della fisiologia. La formazione Rolfing di base è costituita da circa 130 giorni di lezione. Lo studente può scegliere tra due diversi formati di formazione: uno completo, che è organizzato in due parti ognuna della durata di 2 mesi (con una sospensione di qualche mese tra la prima e la seconda parte). L’altro formato è per gli studenti che hanno già una pratica professionale di qualche tipo e non vogliono assentarsi per mesi. Possono seguire la formazione basata su una serie di workshop di una settimana, distribuite su un periodo di quasi tre anni. Entrambe le possibilità di formazione sono caratterizzate da circa 130 giorni di formazione.
Al termine della formazione lo studente riceve il Titolo che lo certifica ad offrire se stesso come Rolfer ed i servizi di Rolfing in generale: questi termini sono marchi protetti (copyright). Ad ogni Rolfer certificato è richiesto di firmare un accordo il quale astabilisce l’impegno a continuare con l’apprendimento per ottenere un educazione superiore.


Qual è il suo punto di vista in relazione ad altri sistemi e i loro metodi di insegnamento?
Per quanto riguarda il Rolfing - Integrazione Strutturale attualmente ci sono diverse scuole, oggigiorno l'Istituto Rolf e le Associazioni associate in Europa, Sud America, ecc non sono più gli unici ad insegnare questo metodo. Il contenuto dell'insegnamento è più o meno lo stesso, ma i metodi di insegnamento sono diversi da scuola a scuola. Ma penso che la tua domanda era volta più a conoscere le differenze tra il Rolfing e metodi come osteopatia, terapia fasciale, Feldenkrais e così via. Un'osservazione preliminare: ci sono un sacco di sovrapposizioni in termini di obiettivi e strumenti per raggiungere gli obiettivi tra i diversi metodi. A volte si completano a vicenda, perché ogni metodo ha i suoi limiti e nessun metodo può dire che è sempre il migliore per ogni persona in un dato momento. Da questo presupposto possiamo cominciare ad individuare le differenze. Innanzitutto, la differenza tra i metodi non sono tanto differenze in termini di tecniche, in quanto ogni metodo si definisce essenzialmente dai suoi obiettivi e dei suoi presuposti. Ciò significa che si deve rispondere a questa domanda sulla base degli obiettivi e dei presuposti. Vorrei limitare la mia risposta prendendo come esempio la differenza tra il Rolfing e osteopatia. Entrambi lavorano nel campo della qualità movimento. La grande differenza è che l’ osteopatia si concentra sul campo di azione del movimento articolare per il beneficio di tutto il corpo; vengono effettuati dei test per valutare lo stato attuale, quindi si applicano tecniche in funzione dei risultati/dati ricevuti dai test, quindi nuovamente si “ri-testa” lo stato del corpo per valutare seccessivi interventi. Al contrario, il risultato finale del Rolfing non è solo da relegarsi al sano movimento delle articolazioni, ma al rapporto che il corpo nel suo complesso ha con forza di gravità quando cammina, suona musica, si siede al computer, solleva un peso, agisce come un cantante, quando si combatte ecc Un'altra differenza è che l'osteopatia si concentra sulle articolazioni, mentre il Rolfing riguarda il tessuto miofasciale tra (!) le articolazioni. In termini di processo di trattamento è interessante notare come la Dottoressa Ida Rolf è stata l’unica fondatrice di un sistema che ha lasciato in eredità ai suoi studenti un protocollo standard ("ricetta") per il trattamento che consiste nel concetto di dieci sedute con obiettivi distinti e strategie altrettanto uniche. Altri fondatori (come Feldenkrais, Alexander, ecc) non lo hanno fatto. Al contrario la maestria di un professionista di Rolfing si presenta quando lui / lei - avendo buone ragioni per farlo – ha la capacità di distanziarsi da questa “ricetta”, infatti le 10 lezioni devono rimanere più uno strumento - specialmente per i principianti - che non deve essere sopravvalutato; l'esperienza di oltre quaranta anni di pratica mostra che questa eredità lasciataci dalla Dottoressa Rolf è molto preziosa.

Intervista - I. Rolf






Apriamo questo ciclo di interviste presentando l'ormai scomparsa Dott. Ida Rolf, fondatrice del metodo Rolfing.


(Fonte: www.rolfing-italia.it)



Un'intervista con Ida Rolf

(dalla Rivista americana "SOMATICA" - 1978)

Giornalista (G.) Dottoressa Rolf, quando anni fa cominciai ad interessarmi di Rolfing, era opinione diffusa che lei fosse europea. Dove è nata in realtà?

Rolf (R.) Nella città di New York. Sono newyorkese, da cima a fondo, come tutti i miei concittadini. Mi sono diplomata al Barnard College di New York e laureata presso la Columbia University, sempre della città di New York. Ed è qui che mi sono sposata.

G. In quale disciplina ha ottenuta la Laurea?

R. Chimica, Chimica Fisiologica, che solo per certi aspetti ha a che fare con la fisiologia!

G. Dopo la Laurea, incominciò subito a lavorare?

R. No, mi dedicai solo a quelle attività che una donna come me, a quei tempi, riusciva a trovare con un po' di fortuna. 
In Europa, era scoppiata la prima guerra mondiale. Molti dei nostri uomini erano già al fronte, altri venivano addestrati perché dovevano partire, lasciando il proprio lavoro.
Così, le varie industrie cominciarono ad assumere noi donne.
Non so quante, in quel periodo, ebbero la possibilità di entrare nel mondo del lavoro, ma devo sottolineare il fatto che la guerra rappresentò, per noi donne, come una grande benedizione.
Ci fu concessa l'opportunità di lavorare, di esprimerci e di dimostrare che potevamo essere all'altezza di qualsiasi situazione si presentasse.

G. Quale fu il suo primo posto di lavoro?

R. Fui assunta all'Istituto Rockfeller, che risentiva della carenza di personale maschile, che aveva dovuto prestare servizio militare per la guerra.

G. Nel suo libro, intitolato "Rolfing", lei inizia affrontando il concetto di entropia e relativa legge. In qualità di dottoressa in Chimica sarebbe certamente in grado di spiegarci il modo in cui la legge relativa all'entropia può adattarsi al concetto di Rolfing.

R. Certo, non ci sono dubbi! E un processo che non ha bisogno di leggi fisiche per essere spiegato. Non vedo come una persona razionale possa aspettarsi che un corpo strutturalmente sbilanciato possegga armonia, o che possa eseguire movimenti fisici in perfetta sincronia fra loro.

G. Intende dire che la forza di gravità viene considerata, dall'uomo, un elemento positivo, in quanto influisce positivamente su un corpo strutturalmente bilanciato?

R. Ne sono fermamente convinta. Ne abbiamo prove continue, durante il nostro lavoro. Dopo le sedute, molte persone ritornano ripetendo tutti la stessa frase: "Non so cosa mi avete fatto, non riesco proprio a comprendere. Mi sento meglio, dormo e mi muovo meglio. Mi sento più rilassato e tollerante." Abbiamo solo fatto in modo che queste persone potessero vivere in un ambiente amichevole, anziché ostile.

G. Dopo le dieci sedute standard e una volta ottenuto il bilanciamento strutturale, la forza di gravità crea i presupposti necessari affinché il corpo continui nella sua opera di allineamento?

R. Certamente, non ci sono dubbi e il corpo stesso proseguirà da solo, fin dove gli sarà permesso dalle leggi fisiche.

G. Lei ritiene che il considerare l'integrazione strutturale un sistema statico sia errato, solo per il fatto che produce cambiamenti continui nel corpo fisico, fino ad arrivare al bilanciamento? Tali cambiamenti sono definitivi o progressivi?

R. Sono cambiamenti progressivi. Non c'è alcun dubbio che l'integrazione strutturale non sia che l'inizio di un cambiamento fisico progressivo. Lo si può notare in persone che si sono sottoposte ai trattamenti Rolflng o, come dicono gli amici, che sono state rolfate. Esistono, certamente, altri sistemi di integrazione strutturale, ma il Rolflng è quello con il quale si ha più occasione di entrare in contatto e che ho avuto la fortuna, chiamiamola così, di commercializzare.

G. Come si avvicinò all'idea di Integrazione Strutturale?

R. Non lo so, ma ricordo di avere riflettuto a lungo su cosa sarebbe accaduto al comportamento umano, se si fosse modificata la Chimica, mentre viaggiavo su un treno per l'Europa. La prima modalità per modificare la Chimica doveva essere proprio modificare la Fisica.
Questo ricordo, e non so da dove ha avuto origine questa idea, fu solo un puro caso.

G. Ha studiato dunque in Europa?

R. Si, ho studiato in Europa, ma non le mie prime nozioni di base. Quelle le ho ricevute in America. Verso la fine degli anni '30, ero solita visitare settimanalmente un gruppo Yoga a Nyack, New York. L'insegnante si chiamava Pierre Bernard e diffondeva pensieri filosofici accettati completamente oggi, ma quasi sconosciuti all'epoca. Americano, di origine irlandese, Bernard era un insegnante di Yoga tantrico. Credo che tutta la sua famiglia praticasse il tantra. Ad ogni modo, egli fu allevato per essere tale e, quando raggiunse l'età adulta, si dedicò completamente all'insegnamento dello Yoga tantrico.

G. Crede che avrebbe ottenuto maggiori vantaggi se si fosse laureata in Medicina?

R. Certo, avrei potuto, ma non lo feci. Diventai, invece, biochimica, perché mi proposero di lavorare all'Istituto Rockefeller. Francamente, devo ammettere che la scelta fu dettata dalla maggiore facilit° di conseguimento della laurea. Non serve ricordare che eravamo in guerra mondiale ed erano tempi estremamente difficili.
Questi furono i motivi della mia scelta.

G. Chi fu il suo primo paziente?

R. Una insegnante di musica. Una sera venne a trovarmi una mia conoscente. Mi parlò della sorella Ethel, insegnante di musica, e sul metodo da lei utilizzato e sulle diverse modalità di insegnamento. Avevo sempre desiderato che i miei due figli ricevessero un'educazione musicale; così le domandai se era possibile avere delle lezioni.
"Purtroppo no" mi rispose, "Ethel non impartisce più lezioni di piano. A causa di una brutta caduta non ha più l'uso della mano e del braccio destro e ha problemi anche con la sinistra. Non riesce più a pettinarsi, a lavare i piatti; non riesce più a far nulla!"
Le dissi di farla venire da me, così che le avrei dato un'occhiata. Quando venne, vidi ciò che mi aspettavo di trovare: la struttura del braccio e della mano destra era stata completamente spostata e disorganizzata. Dopo qualche seduta, sia il braccio che la mano riconquistarono la funzionalità perduta. Cosi Ethel poté finalmente riprendere ad insegnare musica, pettinarsi e lavare i piatti.
Da allora, il mio lavoro è stato di mettere ordine dove esiste disordine!

G. Cosa l'ha spinta a pensare che avrebbe potuto fare qualcosa per Ethel? Perché, da quel momento in poi, lei non poteva più considerarsi una biochimica, ma una persona che ragionava in termini di anatomia e di struttura? Ha forse studiato anatomia e sviluppato il concetto di cambiamento strutturale?

R. Le svelerò un segreto, ma lo conservi per sé! Nella mia vita non ho mai studiato anatomia! Solo curando Ethel mi resi conto che, quando un segmento del corpo è fuori posto, anche tutti gli altri lo sono. 
Così pensai che, se avessi ottenuto il loro allineamento, ne avrei ottenuto anche la completa funzionalità.

G. La funzionalità del braccio e della mano destra dell'in segnante di musica fu ottenuta nell'arco di una sola seduta?

R. No, di certo! I trattamenti durarono circa tre mesi e si interruppero poco dopo il suo arruolamento in un Corpo militare femminile; così anche le lezioni di musica dei miei figli ebbero termine.

G. Esiste un 'incredibile differenza fra il lavoro su specifiche parti del corpo umano (cosa comune anche per un clinico) e la procedura per fasi a noi così noto. Mi riferisco alle dieci sedute standard di Rolflng, adottate oggi in tutto il mondo. Qual è la linea di pensiero che unisce il lavoro specifico su una singola parte del corpo al concetto di fasi progressive, che interessano tutto il corpo?

R. E' stato il corpo stesso che me l'ha fatto capire. E' tutto quello che posso dire. Il corpo parla da sé. Molti dei miei allievi sanno cosa intendo dire quando affermo una cosa del genere.
Se, ad esempio rolfiamo un gruppo di dieci persone per un'ora, si potrà notare che, dopo un primo trattamento, ognuno di loro presenterà gli stessi e precisi sintomi: gambe che fanno cilecca, oppure una scorretta deambulazione. E il loro corpo, che risponde alle sollecitazioni del Rolfer, la cui manipolazione innesca, sin dalla prima seduta, tutta una serie di cambiamenti nel corpo, impercettibili ad occhio nudo, ma progressivi.
Il corpo continuerà il suo percorso di allineamento, anche dopo avere terminato le dieci sedute, fino a quando non raggiungerà la sua naturale struttura. E tutto qui! 


G. Continuerà fino a quando il corpo non raggiungerà un bilanciamento dell'intera struttura?

R. Esattamente! Dopo di che il paziente si sentirà avvolto da una ritrovata sensazione di benessere generale.


G. Sembra esistere una certa relazione fra la tecnica Rolflng e quella adottata dalla psicoanalisi, in quanto l'obbiettivo di entrambe è il raggiungimento di una sorta di catarsi. Nel Rolflng avviene una sorta di catarsi, per lo meno nelle fantasie spontanee dell'individuo.

R. Sono di diverso parere. La psicoanalisi libera le tensioni emotive, imprigionate nel corpo; e il lavoro dell'analista avrà termine solo quando l'individuo si sarà liberato dall'influsso negativo ditali sintomi, ed inizierà un cambiamento a livello del corpo fisico. Il cambiamento di postura, ottenuto attraverso la psicoanalisi, avviene comunque molto lentamente.
Il Rolflng opera, invece, da una prospettiva totalmente diversa. Non partiamo da una chiave di lettura a livello psichico, ma da un livello fisico e cioè dalla struttura del soggetto. 
In questo processo di liberazione, con il bilanciamento della struttura corporea, anche la psiche verrà influenzata completamente e positivamente. E' chiaro che non intendiamo sostituirci allo psicoanalista, ma vogliamo solo regalare ai nostri parenti una vita più piacevole e serena ed arrivare a dei risultati in tempo breve.


G. Come definirebbe le tensioni emotive, che vengono liberate: tensioni negative, rancori mai assopiti?

R. Nella maggior parte dei casi si tratta di tensioni emotive negative. Come lei certo saprà, è impossibile raggiungere la completa ed eterna felicità, per lo meno devo ancora incontrare una persona che ci sia riuscita. Nessuno ci riesce. I bambini probabilmente; ma, crescendo anche loro, iniziano ad accumulare emozioni negative all'interno del corpo e della struttura corporea, causando un irrigidimento in maniera più o meno vasta. E l'irrigidimento persiste, finché non interviene qualcuno.

G. Possiamo, quindi, definirle come reazioni di difesa involontarie?

R. Esattamente. Reazioni di difesa involontarie. Consideriamo il caso di un individuo sofferente. Difficilmente saremmo portati a definire la sofferenza una postura difensiva, ma questa è, comunque, una postura prevalente riconoscibile da tutti.
Se assumiamo una determinata postura e la manteniamo costantemente nel tempo, essa può diventare definitiva concretizzandosi in uno stabile modello strutturale. Solo l'individuo, in un perfetto equilibrio psico-fisico e in un ottimale stato di bilanciamento strutturale, è, probabilmente, in grado di riequilibrare tali muscoli, in modo tale da attuarne un bilanciamento, che gli permetterà di sbarazzarsi della sua postura sbagliata e di assumerne una nuova e corretta.

G. L'hanno attratta maggiormente le tradizioni primitive oppure le arti marziali?


R. Non mi interessano particolarmente le arti marziali. Ritengo che, se una persona vuole approfondire un gran numero di tecniche tra loro diverse, non se ne impadronisce di nessuna completamente. Penso che non possa funzionare, in quanto non si è portata una particolare tradizione alla sua logica conclusione.

G. Dopo le dieci sedute standard può una persona essere rolfata nuovamente? Raccomanda ai suoi pazienti di com pletare le dieci sedute o consiglierebbe altro? 


R. Non si devono ripetere le dieci sedute, poiché si andrà incontro a qualcosa di straordinario, che si rivela subito dopo avere terminato le dieci sedute iniziali: un corpo nuovo con problemi nuovi, che il Rolfer esperto sarà in grado di individuare e risolvere.

G. Ha forse una fine il processo di Integrazione Strutturale? 



R. Non credo si possa parlare di una fine di Integrazione Strutturale.
Terminano le sedute, quello si, ma solo quando l'individuo avrà raggiunto una completa armonia con se stesso e con il suo ambiente, si potrà considerare la parola fine!

G. Esistono pazienti che dovrebbero essere rolfati?
Quali sono i motivi che vi spingono a ritenere un paziente non adatto al trattamento? Suppongo che esistano casi, per i quali il trattamento debba venire evitato attentamente.


R. Si, esistono dei soggetti a rischio. Sono le persone sospettate di avere il cancro, che noi evitiamo di trattare per il timore di complicazioni legali. Non credo, comunque, che si sentirebbero meglio; ammesso che esista un Rolfer coraggioso disposto a lavorare sui loro corpi. Dobbiamo anche prendere in considerazione quelli, che sono gli aspetti legati alla cultura occidentale moderna.

G. Se il paziente soffrisse di una grave lordosi o di una forma artritica? 


R. Abbiamo creato la nostra fortuna proprio su questi problemi fisici!
L'insegnante di musica aveva un'amica, che aveva già consultato ben 17 dottori senza riuscire ad ottenere alcun risultato soddisfacente. Venne da me e la guarii. A sua volta, mi mandò una serie di amiche con dei problemi e così via. Lei sa come vanno a finire queste cose.

martedì 4 ottobre 2011

Addestramento & BodyConcepts






La grafica “ambigua” del nuovo volantino è un qualcosa di voluto. Come in ogni messaggio “promozionale” lo scopo dovrebbe essere quello di attirare l’attenzione e creare interesse, almeno al primo sguardo, nel chi lo guarda. L’ambiguità, in questo caso, ci potrebbe portare a non capire immediatamente a quale attività fa riferimento il volantino stesso…

In realtà il messaggio che vogliamo far passare è proprio un addestramento “atipico” (quindi non vogliamo orientarci in termini di “fitness” o marziali classici). Mentre tutti (molti) sistemi marziali o di difesa personale si concentrano, più o meno indirettamente, su un allenamento “classico” dove le lezioni seguono un iter chiaro e definito (per Es. Ginnastica di riscaldamento/prepartazione fisica, studio delle tecniche/attacchi e infine un pò sparring), in BodyConcepts non facciamo nulla di tutto questo.

Crediamo che la prima cosa da allenare non è tanto un aspetto “materiale”/fisico (forza, velocità, tecniche e attacchi etc…) bensì ci concentriamo su una sorta di “educazione” all’allenamento stesso.

La realtà (da ring o strada) non è un qualcosa che possiamo riprodurre fedelmente in una palestra (tra amici): possiamo solo cercare di avvicinarci ad essa. La credenza diffusa, soprattutto in ambienti marziali non agonistici, è quella di pensare di poter ricreare la realtà adottando solo semplici tipologie di protezioni (tipo caschetti con grata) e alzando il livello di intensità e di contatto: si assiste facilmente a spettacoli macabri, tipo esercizi in coppia con i caschetti dove da una situazione di contatto (il precontatto in genere nella realtà non avviene) ci si picchia furiosamente… il tutto a discapito della tecnica e di un addestramento reale, perchè alla fine avremo sempre e solo una simulazione parziale della reatà. In BodyConcepts tutto questo non esiste, non ci si “scanna” con il compagno di allenamento perchè quello che a lezione (in tutta serenità) vogliamo fare è un “addestramento” psicomotorio: il compagno di addestramento ci deve favorire/aiutare a riconoscere le alternative di movimento che possiamo attuare nei differenti contesti di difesa personale o di vita quotidiana.

In una situazione di forte stress il cervello umano “riconosce” istintivamente solo due risposte/reazioni: attacco/aggressione e fuga/paura. In entrambe le reazioni l’aspetto che condiziona maggiormante il nostro movimento e la sua efficacie/efficienza è la contrazione che il corpo attua come risposta incondizionata.

Inutile dire che con i metodi di allenamento classici si andranno a rafforzare gli istinti e i modelli di movimento che già possediamo, per questo motivo in BC cercheremo di inibire queste due reazioni mediante esercizi mirati (dove il combattimento sarà un aspetto secondario, soprattutto a livelli iniziale) andando a riprogrammare e ampliare gli istinti e i modeli di movimento.

Solo successivamente, quindi solo una volta acquisite maggiori alternative di movimento, si potrà iniziare ad alzare l’intensità del lavoro in coppia: con più velocità e con più contatto. Se l’individuo ha assimilato e riprogrammato veramente il proprio movimento si potrà incrementare il lavoro in coppia sempre con maggiore intensità, ma se (al contrario) si torna ai modelli classici di movimento allora bisognerà fare un passo indietro e lavorare ancora un po sulla “riprogrammazione” (perchè il rischio è quello di andare a rafforzare i nostri istinti, che come tali tendono a prendere il sopravvento se non vengono integrati/sostituiti con altre risposte/reazioni).

martedì 2 agosto 2011

BodyConcepts

L’obiettivo di questo nuovo Blog è quello di promuovere sulla Rete il nostro Metodo.

Pur mantenendo alcuni dei vecchi articoli orientatii al Wing Chun, da oggi ci focalizzeremo solo ed esclusivamente verso tutti gli argomenti che hanno una reale affinità con BodyConcepts.

Da Settembre il Blog sarà affiancato da un VERO e proprio sito Internet con differenti contenuti e informazioni utili.

giovedì 28 aprile 2011

La “forza” del gomito



Nel Wing Chun classico è presente un Motto che recita: “Prendi la forza dalla punta del gomito”. Questo Motto è un punto cardine per un praticante di Wing Chun.

Nelle Arti Marziali classiche si tende a seguire in maniera molto convinta alcuni “consigli” legati alla pratica, quail sono i Motti. Il Wing Chun non è esente da questa tendenza, anzi molto spesso vengono “imposte” certe posizioni solo perchè poi il sistema potrebbe risultare esteticamente poco “tradzionale”.

Molto spesso mi capita di notare (e di sentire!) come questo Motto vada ad influenzare il movimento di tutto il corpo e come renda molto difficile la possibilità di adattamento al movimento avversario.

Tendenzialmente questo “modello di movimento” dovrebbe portare ad una moggiore tensione/pressione (cosa che noi vogliamo assolutamente evitare) verso il nostro avversario.

Mi sono sempre chiesto come sia possible sviluppare una sorta di adattabilità (scopo principale del Chisau) mentre le braccia sono occupate a fare altro (..a spingere/pressare etc..)… effettivamente i “sintomi” derivanti da una pratica “forzata” sono I seguenti:

- gomito (che tende) al centro
- gomito immobile (non adattabile)

Ora rivediamo le nostre linee guida relative all’utilizzo del gomito proprio per comparare le profonde differenze strutturali:

- stare attenti che il gomito sia posizionato NATURALMENTE fra spalla e polso
- sviluppare sensibilità nel gomito (accentuare la percezione del gomito ---→ adattabilità)

Non è necessario forzare il gomito al centro: ANZI affinchè la struttura del corpo risulti ben bilanciata è fondamentale evitare di “percepire” tensioni nel corpo ----→ impostare il gomito in una posizione/postura innaturale può solo portare ad un “blocco” strutturale (per il principio di Tensegrità ogni “sezione” del corpo è direttamente collegata ad un altra, “forzare" una sezione comporta una sorta di compensazione di tuttta la struttura per appunto compensare lo squilibrio “imposto” dalla tecnica).

Una volta che abbiamo imparato a “lasciare il gomito dove naturalmente dovrebbe stare” possiamo passare al secondo “attributo”: sviluppare sensibilità/adattabilità del gomito (in realtà di tutto il corpo). Questo attributo va proprio a “cozzare” con il motto classico del Wing Chun del “gomito immobile”.

Con un “gomito adattabile” è più facile (ma soprattutto fattibile!) cominciare a “seguire” il movimento avversario SENZA COMPROMESSI. Quando il gomito, invece, viene “messo” al centro e si cerca a tutti i costi di trasmettere “forza” dal gomito stesso si può cambiare solo se la forza in arrivo è più forte e ci costringe a modificarci (questa è la teoria che ultimamente va per la maggiore .. in realtà si sta solo cambiando / semplificando una serie di principi), il problema è che seguendo questa teoria il nostro attacco non sarà mai in grado di adattarsi e per cambiare sarà sempre necessario più di un movimento: al contrario mediante una struttura adattabile ed un gomito estremamente mobile un attacco può adattarsi e trasformarsi in qualcosa di altro (un attacco con modalità/traettorie differenti etc…) in un UNICO movimento.


Classico esempio di "gomito" al centro ed immobile

mercoledì 6 aprile 2011

Alternative di Movimento




Nella concezione attualmente diffusa molti reputano I muscoli addominali fondamentali per una buona stabilità del busto: l’idea che siano resposabili di una buona postura è una concezione non del tutto corretta. Come è possible che gli addominali, muscoli “frontali”, ci possano tenere eretti? Forse in pochi hanno mai riflettuto sul fatto che gli addominali sono muscoli flessori. Più questi sono forti e resistenti, meglio possono contrarsi!

Quindi, attenzione, un allenamennto intensivo sulla fascia addominale rischia di aggravare eventuali problemi (vedi mal di schiena), anzichè risolverli.

Per capire meglio la funzione dei muscoli addominali prendiamo come esempio il bicipite. Nessuno penserebbe mai di allenare il bicipite come un muscolo flessore per allungare meglio il suo braccio. Quasi tutti sono a conoscenza del fatto che per allungare il braccio è necessario allenare il tricipite. Sfortunatamente in pochi hanno in mente questo parallelismo tra braccio ed addome.

Riassumendo, la muscolatura addominale dovrebbe essere utilizzata in allungamento e non in contrazione!

In realtà, molto spesso, i muscoli addominali vengono proprio utilizzati come flessori, attivandosi anche per supportare altri movimenti (per esempio alzare una gamba, movimento che facciamo ogni giorno durante la deambulazione).

La chiave per riscorpire il nostro corpo è lavorare su nuova possibilità di movimento. In quest’ottica, possiamo cominciare prendendo in considerazione un muscolo molto poco utilizzato: Psoas.

Gli psoas sono dei muscoli che non vediamo e che non possiamo nemmeno palpare (infatti lo troviamo sotto differenti strati muscolari), sono I muscoli flessori del bacino/anca più forti. Spesso ci si riferisce a loro come “ileopsoas”, cioè li si mette insieme ai muscoli iliaci perché sembra che facciamo la stessa cosa, che si attivino allo stesso tempo e insieme. Non è così. (almeno per quello che ne sappiamo oggi). Quindi parliamo solo degli psoas.

Gli psoas collegano la colonna vertebrale lombare ai femori. Quando si contraggono fanno alzare la gamba piegando l’anca (quindi possiamo fare questo movimento SENZA attivare i muscoli addominali). Normalmente gli psoas sono muscoli forti e solidi.